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Tante crono e salite per un Giro d’Italia enigmatico PDF Print E-mail
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Sunday, 13 January 2019 10:06

Milano - Dal sacro al profano, da Bologna a Verona. Il Giro d’Italia 2019, edizione numero 102 della Corsa Rosa, prenderà il via da Bologna il prossimo 11 maggio e si concluderà nell’Arena di Verona il 2 giungo, replicando gli arrivi del 1984 (allora vinse Francesco Moser in rimonta su Fignon) e del 2010 (vittoria di Ivan Basso davanti allo spagnolo Arroyo). Si tratta un percorso decisamente interessante, che prevede tanti chilometri a cronometro (concentrati soprattutto nella prima settimana), ma anche moltissime salite, con un paio di arrivi inediti che potrebbero consegnare agli appassionati di ciclismo grandi duelli tra i favoriti per la classifica generale.

La prima tappa, tutta nel territorio del comune di Bologna, obbligherà i favoriti a presentarsi subito in grande condizione: saranno 8 chilometri contro il tempo con la dura scalata di San Luca, salita breve ma molto dura, che obbligherà molti a non usare una bici da cronometro. Dopo la prima tappa, inizia un discesa verso sud che porterà la carovana a toccare Fucecchio, Orbetello e Cassino (tappe riservate ai velocisti) fino a San Giovanni Rotondo, dove terminerà la settima frazione: sarà una tappa “mossa”, adatta alle fughe e ai colpi di mano, anche degli scalatori. Dalla Puglia, rapida risalita verso la Romagna e l’unico “sconfinamento” del Giro 2019: la cronometro di 34 chilometri da Riccione a San Marino, adatta agli specialisti ma anche a corridori che, pur essendo scalatori, hanno anche delle discrete doti di passisti.

Nella seconda settimana, inizieranno le montagne. Dopo i due arrivi di Modena e Novi Ligure, infatti, spazio alle Alpi Occidentali. Nel ricordo di Fausto Coppi, torna la Cuneo-Pinerolo, anche se con un percorso ridotto che aiuterà le fughe più che gli scalatori. Il giorno seguente, primo arrivo in salita, con la Pinerolo-Ceresole Reale, con l’arrivo in quota al Lago del Serrù/Colle del Nivolet. Si tratta di una salita brutale, poco più facile del Colle delle Finestre, che obbligherà gli uomini di classifica a venire allo scoperta. Il giorno seguente, tappa ricca di montagne da Ivrea a Courmayeur. A chiudere la settimana, un arrivo a Como che ricalca il duro finale del Giro di Lombardia.

Nell’ultima settimana, spazio alle Dolomiti con 4 arrivi in salita tra Veneto e Trentino Alto Adige: Ponte di Legno (con la scalata di salite storiche come il terribile Mortirolo), Anterselva (arrivo ai poligoni di biathlon), San Martino di Castrozza e Feltre (sulla salita inedita del Croce d’Aune, ultima salita del Giro), prima della tappa finale di Verona: una cronometro breve ma non semplice, dove si deciderà la Maglia Rosa del 2019.

Le novità più importanti per il Giro arrivano dalle squadre del World Tour, che stanno comunicando i piani per la prossima stagione dei loro corridori. Saranno sicuramente presenti al Giro grandi scalatori come Nibali, Valverde, Landa, Simon Yates e Miguel Angel López ma anche cronoman come Dumoulin e Primoz Roglic, oltre ai talenti della Sky, Moscon e Bernal, che sostituiranno Chris Froome e Geraint Thomas, che si concentreranno sul Tour de France. Si tratta di un parterre di partecipanti di altissimo livello, in grado di competere con quello del Tour. Il Giro, infatti, presenta un percorso duro e vario, in grado di “far gola” a quasi tutti i protagonisti del ciclismo mondiale. Donato D’Auria

Last Updated on Sunday, 13 January 2019 11:30
 
Due medaglie per l’Italia agli Europei di Cross di Tilburg PDF Print E-mail
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Wednesday, 26 December 2018 20:58

Tilburg - L’Italia dell’atletica ritorna dall’Olanda, dove si sono svolti i Campionati Europei di Cross Country, senza particolari soddisfazioni. Sono state solo due, infatti, le medaglie ottenute dagli atleti azzurri in una rassegna che molto spesso, anche nel recente passato, aveva regalato grandi successi agli atleti e alle atlete azzurre, che spesso proprio nelle gare sui parti avevano reso meno amare le stagioni degli appassionati italiani, spesso costretti a vedere poche medaglie nelle gare in pista. La manifestazione di Tilburg, tuttavia, ha confermato la grande crescita di alcuni giovani atleti Europei che, continuando con un percorso di crescita simile a quello intrapreso finora, potranno essere competitivi a livello mondiale.

La nota più lieta in casa Italia è arrivata dalla gara Under 20 femminile, in cui a prevalere è stata Nadia Battocletti. La figlia d’arte trentina ha realizzato un piccolo capolavoro di tattica, che le ha consentito di superare nella seconda metà di gara delle avversarie più quotate e con personali in pista migliori, soprattutto la svizzera Delia Sclabas, giunta seconda al traguardo, e l’olandese Jasmin Lau, che dopo una partenza molto veloce si é trovata addirittura fuori dal podio e ha chiuso al quarto posto, al termine di una lunga volata, iniziata quando la Battocletti ha “cambiato ritmo” all’inizio dell’ultimo giro di gara.

Nel settore maschile, in gare che sarebbero piaciute molto al grande Primo Nebiolo, sono andate in scena delle gare apoartenenenti al filone dell’atletica spettacolo. Nella gara Under 20 maschile, terza medaglia d’oro consecutiva per il fenomenale norvegese Jakob Ingebritsen, già campione continentale nelle gare senior di 1500 e 5000 metri e vera e propria celebrità in patria, Nella gara Under 23, invece, vittoria per il francese Jimmy Gressier, che si é concesso il lusso di chiudere una gara dominata fin dal primo metro con un abbozzo di scivolata sul fango della zona d’arrivo della città olandese, su cui la pioggia é caduta abbondante fino alla notte prima delle gare.

Nella gara senior maschile, vittoria per un altro Ingebritsen, Filip, bravo a vincere una gara molto tattica precedendo il belga Kimeli e i due turchi Kaya e Ozmilen, che hanno trascinato la loro nazionale alla vittoria nella classifica a squadre, dove la Turchia ha preceduto la Gran Bretagna e un’ottima Italia, dove si é messo in evidenza Yemen Crippa con un buon sesto posto alla prima manifestazione di cross da senior insieme al fratello Nekat, per la prima volta nei primi venti in una manifestazione internazionale senior, oltre a Daniele Meucci, rientrato alle competizioni internazionali con un discreto undicesimo posto assoluto e con la quinta medaglia in carriera agli Europei di corsa campestre.

La manifestazione di Tilburg, dunque, va in archivio con un bottino magro per la spedizione azzurra, che ha bisogno della crescita dei propri giovani per tornare ad ottenere un numero consistente di medaglie. Altri successi per la nostra atletica potrebbero arrivare, tuttavia, dal punto di vista organizzativo, visto che si parla di una candidatura di Torino per ospitare gli Europi di Cross nel 2021. Si tratterebbe di un evento molto importante per i capoluogo torinese, che potrebbe ospitare l’evento nel Parco della Mandria di Venaria (che ospiterà a marzo i Campionati Italiani), un luogo veramente suggestivo, oltre che tecnicamente valido. Donato D’Auria

Last Updated on Wednesday, 26 December 2018 22:01
 
“Io e Bojano”: la Matesina e altre eccellenze Bojanesi secondo Francesco Palladino PDF Print E-mail
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Monday, 24 December 2018 16:19

Bojano (Cb) - Giovedì 20 dicembre é stato presentato, nella prestigiosa sede di Palazzo “Colagrosso” a Bojano il libro “Io e Bojano” di Francesco Palladino, figura centrale dello sport molisano, che in occasione dei suoi settant’anni, molti dei quali dedicati alla promozione dello sport e del territorio molisani, ha deciso di raccontare la sua vita in maniera assolutamente non convenzionale: Io e Bojano, infatti, non é una vera e propria autobiografia, ma una descrizione delle trasformazioni del capoluogo del Matese attraverso il racconto di quattro persone che, con la loro vita, hanno contribuito a renderla grande e hanno collaborato con Francesco nel corso delle loro carriere. Molto apprezzata anche la prefazione di Adalberto Cufari, che in sole quattro pagine é riuscito a coniugare un ritratto appassionato dell’autore a frasi molto importanti sul valore dell’amicizia.

Prima figura ad essere presentata nel libro é quella di Armando Spina, grande amico di Francesco Palladino e infaticabile organizzatore di uno degli eventi podistici più importanti in Italia fra gli anni Ottanta e Novanta: la Matesina, che nei  suoi ventitré anni di storia (iniziata nel 1978 e conclusa nel 2000) è stata “Road Race” della IAAF. Contemporaneamente allo svolgimento della Matesina, ci sono stati anche i successi con l’Atletica Bojanese, capace di portare in Italia atleti del calibro di Said Aouita e “Bogu” Maminski. Un successo che ha reso grande Bojano nel mondo dell’atletica, ma che, soprattutto, ha contribuito a portare nel mondo dell’atletica uno stile manageriale che ha anticipato e accompagnato “l’atletica spettacolo” dei giorni nostri.

Il libro prosegue con il racconto delle vicende di altri tre grandi molisani e bojanesi: Rosario De Matteis, Guido Cavaliere e Bartolomeo Manna, tutti e tre legati a Francesco Palladino da rapporti di amicizia di lavoro, da un grande amore per lo sport e per il Molise, troppo spesso definito come la “Regione che non esiste”, ma in realtà, seppur piccola, si tratta di una realtà in cui non mancano la voglia di emergere e le eccellenze.

Protagonista di tutte le vicende presentate nel libro, oltre che voce narrante del libro, é chiaramente Francesco Palladino, che riesce ad unire a doppio filo le proprie vicende con quelle degli altri quattro “bojanesi” grazie all’amicizia che li lega e le esperienze che li hanno uniti nel corso di tanti anni di esperienze e di passione.

Apparentemente, il libro di Franco Palladino cerca di fotografare grandi momenti del passato sportivo e professionale di un grande dirigente molisano. I valori presentati nel testo, tuttavia, sono proiettati verso il futuro. La voglia di emergere, di seguire le proprie passioni e di impegnarsi per gli altri che traspaiono dalla vicenda di Palladino non possono che aiutare i giovani molisani che, ribellandosi, ad una situazione non sempre facile, desiderano cercare di cambiare le cose in meglio. Nel corso della presentazione del libro, presente e passato si sono metaforicamente incontrati quando Thaddeus, nipote di Armando Spina, ha suonato la storica campana con cui prendeva il via la “Matesina”, in un momento in cui il presente e il futuro di Bojano si sono quasi dato un simbolico “passaggio di consegne”. Donato D’Auria.

Last Updated on Monday, 24 December 2018 17:47
 
Hirscher e Shiffrin dominatori della Coppa con uno sguardo sui Mondiali PDF Print E-mail
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Monday, 24 December 2018 21:18

Torino - La stagione di Coppa del Mondo di Sci Alpino, giunta alla sua breve pausa natalizia (si riprenderà subito prima del Capodanno con la discesa libera maschile a Bormio), ha visto un Circo Bianco con gli stessi attori protagonisti della scorsa stagione, anche se non è mancata qualche sorpresa che ha reso più gustosa una stagione che culminerà con i Mondiali di Äre, che si svolgeranno a febbraio, dodici anni dopo l’ultima edizione svoltasi nella cittadina del Nord della Svezia (allora l’Italia ottenne un oro nel  super gigante maschile grazie al “colpo” di Patrick Staudacher). Nonostante manchino ancora molte gare ai Mondiali (comprese delle “classiche” come Kitzbuhel, Adelboden e Cortina d’Ampezzo), le gerarchie sembrano essere abbastanza definite, sia nel settore maschile che in quello femminile.

Comtinua anche in questa stagione, infatti, il dominio nelle discipline tecniche di Marcel Hirscher. Il fenomeno austriaco, infatti, continua a inanellare successi su successi, annichilendo letteralmente una concorrenza tutt’altro che di livello basso. Anche dei grandissimi campioni come il francese Pinturault e il norvegese Kristoffersen sono costretti, soprattutto in gigante, alla sciatta dell’austriaco, capace di coniugare potenza fisica ed eleganza tecnica. Tra le pochissime eccezioni, lo slalom speciale disputatosi subito prima di Natale a Madonna di Campiglio, dove Hirscher ha sbagliato nella seconda manche, consegnando la vittoria allo svizzero Daniel Yule, che potrebbe competere per una medaglia ai Mondiali.

In Casa Italia, non sono mancate le buone notizie. Nel settore della velocità, dove qualche passaggio a vuoto di Jansrud e Svindal ha reso le gare più aperte, sono arrivati tre podi, due da Innerhofer e uno da Paris, confermando la “buona salute” del nostro movimento, in attesa del rientro ad alti livelli di Peter Fill, ancora acciaccato. Nelle discipline tecniche, sono mancati risultati di altissimo livello, ma finalmente il nostro movimento sta assistendo ad un inizio di ricambio generazionale, grazie ai buoni risultati di De Aliprandini e Vinatzer, anche se il percorso di crescita di questi atleti é ancora lungo, soprattutto dal punto di vista della continuità di risultati.

Nel settore femminile, non sembra diminuire la fame di vittorie di Mikala Shiffrin, diventata competitiva in ogni condizione di gara (quest’anno si é aggiudicata anche una vittoria in super gigante) e quasi mai messa in difficoltà dalle avversarie. Tra le sue dirette concorrenti, per la gioia degli appassionati italiani, c’é Federica Brignone, che ha vinto lo slalom gigante di Killington a novembre. Pesa, invece, l’assenza dalle gare di Sofia Goggia, infortunatasi poche settimane prima dell’inizio della stagione, che rientrerà solo nel 2019, probabilmente a fine gennaio.

Hirscher e Shiffrin, dunque, saranno i campioni da battere ai Mondiali di Are, ma, come spesso accade in una gara singola, le sorprese sono dietro l’angolo e i possibili “carneadi” del Circo Bianco sono pronti a diventare “eroi per un giorno”. L’Italia ha tutte le carte in regola per provare ad ottenere almeno tre medaglie, ma gli Azzurri dovranno essere bravi a sfruttare le occasioni a loro disposizione, replicando nel momento più importante le loro migliori prestazioni di Coppa del Mondo. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Monday, 24 December 2018 22:59
 
Chiamarsi Rino: tutti i tormenti di un allenatore incompreso PDF Print E-mail
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Sunday, 23 December 2018 18:20

Milano - La diciassettesima giornata del campionato di Serie A 2018-19 ha lasciato dietro di sé alcune verità che potrebbero influire in maniera decisiva sui futuri sviluppi del campionato. Il dominio della Juve, con la vittoria dei bianconeri sulla Roma, diventa ormai un dato oggettivo e solo un suicidio sportivo potrebbe rimettere in partita il Napoli (che, pur essendo a 8 punti da “Madama”, viaggia comunque sulle stesse medie dello scorso anno). Quello che colpisce, in un freddo pomeriggio prenatalizio, sono i patimenti delle milanesi: l’Inter, fermata anche dal Chievo, sarà condannata a lottare di nuovo per la Champions (anche se il terzo posto resta un obiettivo alla portata dei Nerazzurri, che hanno un’ottima rosa e un margine di sicurezza sulle inseguitrici), mentre il Milan é stato sconfitto a San Siro dalla Fiorentina, al termine di una partita dominata dagli scontri a centrocampo e dalla paura di non perdere, risolta da una stoccata di Federico Chiesa.

La situazione più critica sembra essere quella dei Rossoneri. I freddi numeri parlano chiaro: il Milan non segna da tre partite, é stato eliminato dai gironi di Europa League e ha una media punti molto bassa, con cui nessuna squadra si é qualificata alla Champions League nell’era dei tre punti e delle quattro italiane qualificate. A tutto ciò é necessario aggiungere che la situazione ambientale non sembra credere molto nelle possibilità di risalita dei rossoneri: Gattuso é diventato capro espiatorio di un momento no e molti tifosi rossoneri, celebri e non, lo hanno scaricato, seguendo l’esempio di Matteo Salvini, tifoso rossonero che dal suo ex alleato Berlusconi sembra aver ereditato un odio viscerale per ogni allenatore che non faccia giocare il Milan con il “tiqui taka” o il “calcio Champagne”.

Il destino di Gattuso sembra segnato, visto che solo due vittorie con Frosinone e Spal potrebbero salvare la panchina del tecnico di Corigliano Calabro, con Donadoni e (forse) Wenger pronti a scaldare i motori e a subentrare dopo la sosta,  quando il Milan rientrerà con  sfida di Coppa Italia contro la Sampdoria e la Supercoppa contro la Juve. La guida tecnica, a nostro avviso, non é il vero problema di questo Milan e, anzi, a nostro avviso é un punto di forza.

Proviamo a spiegare questa provocazione: se è vero che il Milan non segna, é altrettanto vero che concede molto meno (1 solo gol in 3 partite) rispetto all’anno scorso. Anche contro la Fiorentina, si é vista in campo una squadra in grado di reggere l’urto e di concedere poche conclusioni agli avversari. Non bisogna dimenticare gli infortuni: il Milan si é presentato contro la Fiorentina senza il centrocampo titolare (Kessié, Biglia, Bonaventura), senza altri due centrocampisti (Bakayoko e Bertolacci). Non bisogna dimenticare che Caldara e Strinic, due degli acquisti estivi principali, non si sono visti per gravi problemi fisici e di salute e che il Milan ha giocato più di una partita con difese inventate (Abate e Rodriguez inventati centrali, Zapata rispolverato dalla tribuna): una squadra non organizzata non avrebbe strappato un punto con Lazio e Torino con queste premesse.

I problemi offensivi, a nostro avviso, derivano più da mancanze dei singoli che da carenze tecniche. In questo momento le sorti dell’attacco rossonero si reggono unicamente sulle giocate di Suso. Colpa di Gattuso? Forse, ma non bisogna dimenticare che questa situazione é stata provocata dalla scarsa vena di Castillejo e Calhanoglu, entrambi spesso in campo con le “polveri bagnate”. Questa situazione si ripercuote, inevitabilmente, su Gonzalo Higuain, terminale offensivo della squadra: la sua condizione di forma non é strepitosa, ma i rifornimenti non sono quelli del Napoli e tantomeno quelli di Torino, quando il Pipita poteva permettersi di segnare tanti gol “facili” grazie a compagni di reparto di livello assoluto. Le voci di mercato che lo vogliono pronto a raggiungere Sarri al Chelsea (al Milan andrebbe Morata) confermano che in queste situazioni “piove sempre sul bagnato”.

Nonostante questo quadro fosco, il Milan resta quinto a un punto dal quarto posto (complice la crescita di tante  squadre “medie” come Torino, Sampdoria e Atalanta e i problemi di Lazio e Roma), con un gruppo che, a differenza di quanto accaduto con Montella, vede in Gattuso un punto di riferimento. Anche il mercato di gennaio potrebbe dare una grossa mano ai Rossoneri: sta a Leonardo, indovinare le mosse, portando a Milanello un esterno sinistro (si é fatto addirittura il nome di Rashfors del Manchester United) e una mezzala (forse Fabregas, forse Ramsey) di qualità. A Gattuso, invece, il compito di rivitalizzare dal punto di e vista mentale un gruppo rimasto con la testa alla terribile serata di Atene. Difficile che possa riuscirci un altro allenatore, sia esso un italiano che non ha mai allenato una grande, come Donadoni, o uno straniero che non ha mai allenato in Serie A, come Wenger: chi sogna grandi nomi per la panchina, infatti, dovrà attendere almeno giugno, oppure avere pazienza e sostenere il percorso di crescita di un Gattuso che, al netto di qualche peccato d’inesperienza, ha dimostrato di non essere solo un traghettatore da “cuore e grinta”. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Sunday, 23 December 2018 19:13
 
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