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Froome cala il tris al Tour de France PDF Stampa E-mail
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Giovedì 28 Luglio 2016 07:16

Froome cala il tris al Tour de France

Parigi - Per Chris Froome le luci della ribalta non sono più una novità. Forse lo erano alla Vuelta 2011 (quando perse per 13" dal carneade Cobo) o al Tour 2012 (quando fu fermato per consentire a Sir Bradley Wiggins di vincere il Tour), ma non certo quest'anno, che sarà ricordato dagli appassionati di ciclismo come quello del suo terzo trionfo. Ora Chris si muove sul palcoscenico del Tour come un grande attore consumato. Fino all'anno scorso, infatti, gli bastavano una tappa di montagna è una grande squadra per ammazzare la corsa, per poi mettersi a controllare gli avversari. Quest'anno, invece, ha giocato d'astuzia, facendo anche divertire il pubblico. Prima delle Alpi, infatti, ha guadagnato tempo solo a cronometro, in pianura e in discesa. Poi, nella cronoscolata Sallanches-Megeve, giornata difficile per tutti, ha messo la freccia, realizzando un tempo superlativo, e ha chiuso la partita.

Alle sue spalle, tanti corridori che hanno pensato più al piazzamento che ad attaccare Froome, troppo forte per tutti, soprattutto se scortato da gregari di lusso come Poels, Landa, Nieve, Thomas ed Henao. Tutti tranne Romain Bardet, ventiseienne di Grenoble, laureato in ingegneria, molto apprezzato dai francesi per il carattere gentile, la grande grinta e anche per la bella fidanzata. Dopo due stagioni da autentica promessa (top 15 a 23 anni e top 10 a 24) si è confermato l'anno scorso, dove è arrivato nono, ribaltando un bruttissimo inizio con grandi prestazioni. Quest'anno, é rimasto coperto fino alle Alpi, assicurandosi un piazzamento nei primi sette-otto, per poi scatenarsi nelle ultime tappe. Se non si farà schiacciare dalla pressione, potrà confermare il podio, o fare addirittura meglio, già dal prossimo anno.

Purtroppo, tra i personaggi di questo Tour non ci sono italiani. Vincenzo Nibali, dopo la grande vittoria al Giro, ha confermato di essere al Tour solo per preparare i Giochi di Rio a suon di prestazioni negative, cui hanno fatto da contraltare alcuni sprazzi di classe pura che fanno ben sperare in vista dell'appuntamento Olimpico. Ben peggiore la situazione di Fabio Aru, giunto tredicesimo a Parigi, che aveva incentrato la sua stagione sulla preparazione del Tour. Dopo un avvio discreto, il sardo aveva dato spettacolo (correndo al pari di Bardet) nelle giornate di Megeve ed Emosson, ma é poi crollato nel corso della ventesima tappa, quella di Morzine Avoriaz. A questo punto, il sardo deve resettare tutto e preparare al meglio la prossima Vuelta. Luigi M. D'Auria

Le Pagelle del Tour, curate da Luigi M. D'Auria e Luigi Magnani

Chris Froome 10: Troppo forte per tutti. Quest'anno, grazie all'aiuto della squadra, ha messo anche in scena delle azioni davvero spettacolari. Imbattibile.

Peter Sagan 10 e lode: Quinta maglia verde in cinque partecipazioni al Tour, tre vittorie di tappa, attracchi a ripetizione, una vittoria da cineteca a Montpellier. Semplicemente, il corridore non da gare a tappe migliore in circolazione.

Romain Bardet 9: Molta classe, unita ad una squadra piccola ma devota. Puó vincere il Tour.

Nairo Quintana 4: Doveva vincere il Tour, é arrivato sul podio grazie ai crolli di Porte all'inizio e Mollema alla fine. Se non vuole appassire, deve cambiare tutto.

Adam Yates e Louis Meintjes 8: L'inglese e il sudafricano hanno corso un Tour di buon livello, rivelandosi come grandi promesse del ciclismo mondiale.

Fabio Aru 5: Grande coraggio e qualche buono spunto, ma il tredicesimo posto finale grida vendetta.  Speriamo in una grande Vuelta.

Alberto Contador e Thibaut Pinot 3: Impalpabili. Il primo frenato dalle cadute e da una squadra disorganizzata , il secondo dalla pressione della Francia. Devono leccarsi le ferite.

 
Tante sorprese nelle quali del Thindowm Challenger di Biella PDF Stampa E-mail
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Domenica 24 Luglio 2016 15:12

Tante sorprese nelle quali del Thindown Challenger di Biella

Biella -Il Challenger di Biella, appuntamento ormai storico del panorama italiano, ha aumentato il montepremi, diventando un torneo Challenger da 100000 dollari. Grazie all'impegno del nuovo title sponsor "Thindown", lo staff dello Sport Club "I Faggi" (guidato come al solito da Cosimo Napolitano) é riuscita a rendere il suo torneo internazionale, che tra Futures e Challenger va in scena da più di vent'anni, il quarto come montepremi del nostro Paese, alle spalle dei soli Internazionali BNL e dei Challenger di Genova e Caltanissetta.

Nelle giornate di sabato 23 e domenica 24 luglio 2016 sono iniziate le qualificazioni del torneo, che hanno visto un campo di partecipazione di più alto livello rispetto agli scorsi anni e un pubblico abbastanza numeroso, che ha affollato in parte anche le due nuove tribune supplementari da 250 posti dica piena totale. Sono state davvero numerose le sorprese e, purtroppo per i colori azzurri, il primo ha farne le spese é stato Lorenzo Sonego, testa di serie numero 1 del tabellone cadetto del Challenger.

L'allievo di Gipo Arbino, numero 302 del mondo, si é fatto sorprendere dallo svizzero Loic Perret, posizionato alla casella numero 1215 del ranking. La giornata di grazia di Pereet e la scarsa fiducia di Lorenzo sono stati gli ingredienti del 6-3 7-6 finale. Ora Sonego deve assolutamente ritrovare fiducia (anche giocando tornei Futures) per non perdere posizioni in classifica e trasformare la bella prestazione degli ultimi Internazionali in un unicum.

Tanta fatica anche per il talento Italo-argentino Francisco Bahamonde, opposto a Riccardo Bonadio. Nel primo set il giocatore di Mendoza si fa beffare al tie-break dopo aver seguito per il set sul 5-4. Nel secondo, complice un vistoso calo di Bonadio, Bahamonde riesce a recuperare fiducia e a chiudere 6-3. Nel terzo, Bahamonde continua a sfruttare la sua arma migliore, la solidità da fondo, per mandare in bambola un Bonadio in vistoso calo e chiudere la contesa. La sensazione della nostra testa é che la Fit abbia deciso di investire su di lui per costruire un piccolo David Ferrer, capace di sbagliare poco e far impazzire avversari più dotati tecnicamente.

Nel turno finale di qualificazioni, Bahamonde affronterà il doppista Riccardo Ghedin, bravo a sconfiggere 7/6 al terzo set il potente serbo Danilo Petrovic, quarta testa di serie nelle quali. Accede al turno finale anche l'Italia croato Viktor Galovic, che ha sconfitto 6-1 6-2, dopo una prova davvero convincente, l'argentino Juan Pablo. Ora per lui c'é lo svizzero Yann Marti.

Le qualificazioni termineranno lunedì 26 luglio, giornata in cui inizierà anche un main draw davvero stellare, capitanato dal fresco vincitore dell'Atp di Kitzbuhel Paolo Lorenzi. Presenti il brasiliano Thomaz Belucci, ex numero 21 del mondo, lo specialista della terra battuta Carlos Berlocq e il finalista di Umago Andrej Martin, senza dimenticare, in doppio, il vincitore di prove dello Slam di categoria Leander Paes. Siccome lo sorprese sono all'ordine del giorno, ci sembra giusto citare il giovane svedese Ymer e i russi Khacanov e Rublev, senza dimenticare le giovani leve del tennis azzurro Donati, Napolitano e Quinzi. Insomma, davvero una settimana da leccarsi i baffi per gli appassionati di tennis piemontese. Luigi M. D'Auria

 
Discreta prova degli azzurri agli Europei di Amsterdam PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 20 Luglio 2016 17:11

Discreta prova degli azzurri agli Europei di Amsterdam

Amsterdam - Dobbiamo ammetterlo, cari lettori, questo articolo é stato riscritto negli ultimi giorni. Avevamo lasciato Amsterdam con una monografia dedicata a Gianmarco Tamberi, medaglia d'oro nel salto in alto e pronto per un metallo olimpico. Tuttavia, dopo l'infortunio di "Halfshave" (avvenuto, ironia della sorte, subito dopo aver realizzato un sensazionale 2.39) siamo stati costretti a scrivere un pezzo non di celebrazione, ma di incoraggiamento.

Il pericolo, infatti, é che Gimbo non si riprenda più mentalmente. Saltato l'appuntamento di Rio, che il saltatore di Civitanova Marche aveva messo nel mirino da quattro anni, la sua testa rischia di rimanere ferma a questo 2.39. Noi, così come tutti gli appassionati sportivi italiani, ci auguriamo che Gianmarco riesca a considerare i risultati di quest'anno come un punto di partenza da cui far partire la seconda parte della sua carriera, dove l'obiettivo sarà quello di ottenere una medaglia sia ai Mondiali che alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Per fortuna degli Azzurri, però, la nostra selezione si é comportata discretamente ad Amsterdam, dove sono arrivate medaglie in diversi settori. Da segnalare, sicuramente, le grandi prestazioni di Libania Grenot, che ha confermato l'oro di Zurigo 2014 sui 400 e ha trascinato la 4x400 ad un bronzo storico. In entrambe le gare, la finale Olimpica non sembra un'utopia. Buoni anche i risultati nelle mezze maratone, dove Veronica Inglese ha ottenuto l'argento e Daniele Meucci. Quello che ci rallegra, però, sono le medaglie a squadre, che hanno messo in luce un livello medio quantomeno buono. Inoltre, Daniele Meucci ci é sembrato pronto per le Olimpiadi, dove potrebbe disputare una buona maratona. Tra i più giovani, buone prestazioni di Giacomo Tortu e Ayo Folorunso. Il primo ha ottenuto dei buoni risultati anche in un'ambiente internazionale, mentre la seconda ha mostrato dei grandi segnali di miglioramento sui 400hs.

Purtroppo, però, non sono mancate anche delle delusioni cocenti, come quella del salto in alto femminile, dove Alessia Trost e Desiree Rossit hanno ottenuto delle misure troppo modesto in una gara dove avrebbero potuto andare tranquillamente a medaglia. Peccato anche per la 4x100 maschile, che ha mancato l'occasione di qualificarsi per le Olimpiadi. Non mancano, poi, diverse specialità in cui i nostri sono fermante lontani dall'eccellenza continentale. Insomma, il lavoro che dovranno fare Stefano Baldini e Massimo Magnani é ancora lungo.

Tra infortuni, delusioni e qualche gioia, anche questi Europei sono andati in porto. Adesso ci auguriamo delle buone prestazioni a Rio de Janeiro dove, più che medaglie, ci attendiamo buone prestazioni e voglia di lottare da parte dei nostri. Luigi M. D'Auria

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Luglio 2016 17:44
 
Boom del podismo: un fenomeno da analizzare PDF Stampa E-mail
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Venerdì 22 Luglio 2016 20:05

Boom del podismo: un fenomeno da analizzare

Torino - É inutile negarlo: il podismo é stato, negli ultimi dieci anni, uno degli sport che ha visto crescere maggiormente il numero dei propri praticanti. Dopo una fase iniziale (avvenuta negli anni 80, in cui molti "neofiti" hanno capito che questo sport non é adatto solo agli agonisti puri) si é passati ad una seconda fase davvero difficile da pronosticare, che ha trasformato questo sport in una vera e propria moda, amplificata dalla nascita dei "social".

Di fronte a questo incredibile boom, i dirigenti e i partecipanti di vecchia data hanno reagito in maniera diversa. Qualcuno, soprattutto i vecchi dirigenti e praticanti,  é quasi infastidito dalla sempre crescente di esordienti alla gare, soprattutto quelle brevi, da 5 o 10 chilometri. Altri, invece, hanno un atteggiamento molto più oscillante nei confronti dei nuovi arrivati, forse perché possono finalmente condividere la loro passione con molte più persone, senza sentirsi canzonati da colleghi di lavoro o amici che considerano il correre una maratona o anche una semplice dieci chilometri come una inutile fatica di Ercole che rovina una domenica di relax.

Ovviamente, il maggior numero di praticanti ha attratto un numero sempre crescente di multinazionali, attratte da un business nato in maniera spontanea. Basta pensare al lavoro fatto dal colosso americano Nike negli ultimi anni. Fino ad una decina d'anni fa, la multinazionale americana puntava soltanto sulla promozione dei propri atleti di punta, allenati da un tecnico di alto profilo come Albert Salazar. Ora, invece, il famoso meeting di Eugene ("prodotto" griffato Nike in tutto e per tutto) é diventato una grande festa collettiva, in cui si alternano eventi di massa a gare di livello mondiale.

La nostra testata non puó che essere soddisfatta del grande interesse che si é creato intorno ad una disciplina bella e appassionante come il podismo, variante "lunga" e "di strada" della "regina" dei Giochi Olimpici: l'atletica. Siamo convinti, però, che ci sia un limite a tutto. A nostro avviso, infatti, i partecipanti che si "buttano" in gara solo per seguire la moda non devono essere maggiormente tutelati rispetto ai podisti veri, che pur totalizzando tempi di basso profilo vogliono divertirsi, competere e stare con i loro amici. A nostro avviso, infatti, é ingiusto che le gare organizzate solo per permettere agli organizzatori di fare promozione e vendere materiale tecnico non superino, nella considerazione di istituzioni e organizzatori, le gare "vere", più competitive ma non per questo meno partecipate o meno divertenti, almeno dal nostro punto di vista.

Per renderci conto di quanto sta accadendo ci siamo limitati a fare una breve indagine nel mondo del podismo torinese. Complice la crescita del turismo nel capoluogo subalpino sono aumentati in maniera esponenziale gli eventi "promozionali". Senza un attimo di respiro, si passa dalla "Color Run" alle corse più o meno spirituali, per finire all'ultima trovata, la "Water Run", corsa dedicata ai gavettoni che (ironia della sorte) é stata bagnata da un temporale estivo. Quello che più ci preoccupa é che questi eventi, supportati da sponsor davvero di alto profilo, non hanno difficoltà a raggiungere grandi numeri di partecipanti e ad ottenere i necessari permessi. Tutto ció non succedeva agli organizzatori di gare classiche (come i team di "Team Marathon" e "Run Athletic Team") che, forse attratti da guadagni più semplici, hanno deciso di cavalcare questa moda.

La nostra testata si sente di rivolgere un appello ad organizzatori e podisti: non mollate, perché molto presto la moda del podismo potrebbe finire, ma lo zoccolo duro dei classici podisti rimarrà, e sarà più numeroso di prima. Pertanto, bisogna cercare di resistere, pensando delle strategie che possano coinvolgere un numero di persone maggiore ma allo stesso tempo selezionate, magari anche creando delle vere e proprie "scuole di podismo" (come quella torinese del Running Center Club Torino). Luigi M. D'Auria

Ultimo aggiornamento Venerdì 22 Luglio 2016 20:40
 
Parla straniero la nona edizione del Trofeo Ma-Bo di tennis PDF Stampa E-mail
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Domenica 17 Luglio 2016 12:32

Parla straniero la nona edizione del trofeo Ma-Bo di Tennis

Torino - Da sabato 2 luglio a sabato 9 luglio si è svolta, presso i campi del Nord Tennis Sport Club di Torino, la nona edizione del trofeo internazionale di tennis Ma-Bo, torneo ITF femminile dal montepremi di 25000 dollari. Il torneo, giocatosi su campi in terra rossa, vicina al celebre parco della "Pellerina", rappresenta l'unico evento internazionale di tennis femminile della Regione Piemonte, insieme al suo "collega" di montepremi che si disputa in inverno a Beinasco.

Come spesso accade in molti tornei del circuito femminile, non sono mancate le sorprese, tra cui l'eliminazione al primo turno della prima giocatrice del seeding, la cinese Xu, estromessa dalla giocatrice svizzera Lisa Sabino, molto spesso protagonista dei tornei che si giocano in Italia. Decisamente diverso il cammino della testa di serie numero due, la paraguaiana Montserrat Gonzalez, spintasi fino in semifinale. Anche la tennista sudamericana, peró, é stata costretta ad inchinarsi di fronte alla vincitrice del torneo, la macedone Lina Gjorcheska, accreditata della quinta testa di serie all'inizio del torneo. La tennista macedone, che grazie al successo nel torneo torinese ha raggiunto il suo best ranking (numero 251 delle classifiche mondiali), é stata brava a trovare una settimana quasi perfetta in un torneo dov'è molte delle migliori hanno fatto fatica. Finalista é stata la slovena Dalila Jakupovic, che con la Gjorcheska ha condiviso il successo nel torneo di doppio.

Purtroppo per i tifosi di casa, sono state poche le emozioni regalate dalle nostre tenniste. A parte Anastasia Grymalska, che é stata brava a giungere in semifinale (battendo anche una ex top 100 come l'Argentina Ormaechea), le nostre tenniste non sono riuscite a farsi strada. Giulia Gatto-Monticone, che all'inizio del torneo era accreditata di una testa di serie, non é andata oltre il secondo turno. Complice qualche derby, anche le nostre giovani non sono riuscite a farsi largo. Peccato, perché i punti messi in palio da un torneo 25000 dollari sono abbastanza, e in Italia questi tornei non sono così numerosi come all'estero.

Come nelle scorse edizioni, il pubblico é stato abbastanza numeroso, tuttavia non possiamo parlare di grandissimi numeri, soprattutto a causa della mancanza di spazi nel circolo. Come dimostrato dal recente incontro di Coppa Davis di Pesaro, é difficile per un circolo organizzare un grande evento senza spazi adeguati. A nostro avviso, bisognerebbe cercare delle partnership importanti per sfruttare anche il vicino Parco della Pellerina, dove lo spazio non manca. Altrimenti, la cosa migliore sarebbe organizzare un torneo di livello leggermente inferiore, ma ben posizionato nel calendario, Ottenere gli stessi risultati senza fare eccessivi sacrifici sarebbe il massimo per una macchina organizzativa carica di passione come quella del Nord-Tennis. Luigi M. D'Auria

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Luglio 2016 18:10
 
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