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Un Brutto Torino si fa Domare dal Lecce PDF Print E-mail
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Monday, 16 September 2019 19:37

Torino - Una squadra a caccia di punti preziosi per l’Europa e una neopromossa che vuole cancellare la voce “zero” alla casella dei punti realizzati. Sono queste le premesse di Torino-Lecce, posticipo della terza giornata di Serie A. La squadra di Mazzarri, dopo la bella vittoria con l’Atalanta, cerca di mantenere il ritmo dell’Inter e un primo posto che, alla terza, mancava da ben quarantatré anni, mentre il Lecce cerca riscatto dopo la brutta sconfitta in casa con Il Verona, in uno scontro tra neopromosse che ha visto, in ogni caso, i ragazzi di Liverani padroni del gioco per molti minuti. Con gli uomini ridotti per gli infortuni, Mazzarri conferma Bonifazi e Djidji in difesa, mentre in attacco Baselli agisce da trequartista con Berenguer e Belotti davanti, mentre nel Lecce Liverani scegli un 4-4-2 con terzini bloccati e attacco veloce, con Farias a sostegno di Lapadula.

Nel primo tempo é il Lecce a partire meglio, grazie ad una partenza gagliarda e muscolare, che mette in difficoltà il Toro. Con il passare dei minuti, peró, la fisicità di Rincon e Meité consegna il pallino del gioco nelle mani dei Granata, anche se le occasioni latitano, soprattutto grazie all’energia e alla compattezza dei salentini, bravi a non farsi sorprendere da un Toro che non riesce mai a distendersi e che manca di imoredivibilità a causa della brutta prestazione di Berenguer e Baselli. Al 34’ arriva anche il gol del Lecce: su un pallone perso banalmente Farias si incunea in area e semina il panico nella difesa Granata, Sirigu é bravo a rispondere, ma ancora Farias é il più lesto sulla ribattuta e insacca. Il Toro fatica a reagire e l’unica occasione, sul finire del tempo, é un colpo di testa fuori misura di De Silvestri.

Nel secondo tempo il Torino cerca subito di ribaltare la situazione e attacca a testa bassa. Mazzarri cerca di riempire l’area inserendo Zaza al posto di Berenguer e mettendo alle corde la difesa del Lecce. Dopo pochi minuti la pressione granata porta i suoi frutti. Su una mischia in area il Toro conquista un rigore che Belotti é bravo a trasformare. Da quel momento, peró, il Lecce é bravo a ripartire e a gestire al meglio la gara, cambiando l’attacco (entrano Mancosu e Babacar) e a innescare un Falco particolarmente ispirato sulla fascia. Il Torino, fisicamente imballato, non reagisce nonostante l’ingresso di Verdi e il gol dei salentini diviene quasi una conseguenza di dieci minuti in cui Tachsidis aveva spaventato il Grande Torino due volte. Gol quasi fotocopia del primo, con Mancosu che risolve un flipper in area. Il Toro, che annaspa fisicamente, patisce i buoni contropiedi della banda di Liverani, con Babacar pericoloso due volte e non capitalizza una ghiotta occasione a inizio recupero. Oltre il 98’ i 19000 dell’Olimpico sperano in un lungo consulto Var dell’Arbitro Giua, ma alla fine il Lecce esce vincitore.

Se per il Lecce questi tre punti rappresentano ossigeno puro, per il Torino questa sconfitta dovrà innescare una riflessione all’interno del gruppo. L’incapacità di “mordere” gli avversari più deboli anche in serate no rappresenta, per il Toro di Mazzarri, la differenza fra il livello attuale e la possibilità di crescere ulteriormente. L’inserimento dei nuovi (Verdi e Laxalt su tutti) e il recupero di alcuni giocatori (N’Koulou e Falque) possono certamente essere utili, ma la gestione della partita e della condizione fisica (la squadra ha faticato negli ultimi minuti) devono essere le chiavi del lavoro di Mazzarri e Frustalupi nelle prossime settimane. Donato D’Auria

Last Updated on Monday, 16 September 2019 20:55
 
Rinnovamento nella Tradizione per il Challenger di Biella PDF Print E-mail
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Monday, 16 September 2019 17:53

Biella - Ventuno edizioni di tennis internazionali, dodici come Challenger. Numeri importanti, per una realtà tennistica che ha saputo rinnovarsi nel corso degli, senza peró perdere alcune delle linee guida fondamentali che hanno reso Biella una città di tennis riconosciuta a livello internazionale. Per il quarto anno consecutivo il title sponsor della manifestazione é Thindown, con la famiglia Bodo che ha deciso di proseguire il suo impegno al fianco del rodato staff di Cosimo Napolitano, che con il Challenger conclude un anno agonistico ricco di soddisfazioni per le sue strutture, con i Faggi che restano un circolo d’elite e con il Tennis Club Biella pronto a diventare un punto di riferimento per tutto il nord-ovest.

Proprio il Tennis Club Biella sarà il teatro di questa dodicesima edizione del Challenger. Dopo tanti anni, in noi addettti ai lavori c’é un po’ di tristezza nel lasciare la cornice antica e familiare dei Faggi, ma anche la consapevolezza che Cosimo Napolitano sta investendo molto in quella che, di fatto, sta per diventare una vera e propria Accademia del Tennis e di padel, che ha bisogno di eventi come questo per farsi conoscere ai giocatori e al loro staff, dando anche continuità di tornei dopo l’evento Itf femminile svoltosi la seconda settimana di luglio. Nuovi campi, dunque, ma organizzazione immutata per un evento che punta a cambiare la forma senza cambiare la sostanza della propria organizzazione.

Per quanto riguarda il lato agonistico del torneo, anche a Biella sono presenti le novità organizzative del circuito Challenger di quest’anno: tabellone a 48 giocatori con qualificazioni ridotte, spazio a diversi giovani provenienti dal circuito Itf Junior e ben sedici teste di serie. Nelle prime giornate di gara, dunque, tanto spazio ai giocatori con una classifica compresa tra le posizioni 200 e 350, desiderosi di punti preziosi e pronti a diventare mine vaganti del torneo. Tra gli italiani, subito sugli scudi Andrea Arnaboldi, che ha superato in due set lo spagnolo Boluda-Purkiss, mettendo in mostra il suo tennis vario e brillante, soprattutto grazie ad un rovescio che gli consente di muovere e condurre il gioco.

Tra i principali favoriti, diversi giocatori che puntano a fare punti pesanti nei Challenger per entrare tra i primi cento del ranking, come la giovane promessa Davidovich-Fokina, che punta a confermare il suo status di giocatore di alto livello sulla terra rossa. Come possibile sorpresa, occhio all’argentino Trungelliti, che cerca riscatto dopo un’annata difficile. Tra gli italiani, sono in cerca di risultati positivi giocatori come Gianluca Mager, Filippo Baldi e Alessandro Giannessi, tutti e tre teste di serie del torneo. Fari puntati anche su Stefano Napolitano, che gioca sui campi di casa e che, con la sua testa di serie numero 14, é in cerca del colpo da “profeta in patria” dopo un’annata un po’ altalenante.

Il torneo si concluderà domenica 22 settembre, al termine di una settimana che si prospetta ricca di grande tennis. I campi del Tennis Club Biella, dunque, ospiteranno un evento che ha deciso di cambiare pelle e di guardare sempre di più alle possibili innovazioni del mondo del tennis, ma che non vuole perdere lo spirito che lo ha contraddistinto quando i campioni del circuito internazionale si fronteggiavano sui campi del Tennis Club I Faggi. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Monday, 16 September 2019 18:35
 
Il Foggia riparte dalla Serie D con un nuovo progetto PDF Print E-mail
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Tuesday, 10 September 2019 10:06

Foggia (Fg) - Sette anni dopo, il Foggia riparte di nuovo dall’inferno del campionato di Serie D. Sette anni dopo un Termoli Foggia che segnó definitivamente la fine dell’era Casillo e l’inizio di quella Pelusi (a cui seguiranno diverse altre presidenze, fino all’esoerienza degli ultimi anni con la famiglia Sannella), i Satanelli sono costretti di nuovo a ripartire dal massimo campionato non professionistico italiano, con un doppio salto indietro che ha segnato la fine di un periodo storico che ha visto il Foggia tornare in Serie B, ma anche una retrocessione sul campo e un ennesimo fallimento che hanno riportato l’ambiente a una situazione difficile da ogni punto di vista.

Ancora una volta, il calcio foggiano ha rischiato di morire e la palla é passata al sindaco Landella, che ha gestito il processo di assegnazione  del titolo sportivo all’imprenditore sardo Roberto Felleca, già legato al mondo del calcio con esperienze in piazze come Como. La nuova proprietà ha puntato su uno staff che al suo interno vede persone già legate al calcio foggiano (Davide Pelusi é tornato nel board della squadra), ma anche su uomini di fiducia, come il direttore tecnico Ninni Corda, già allenatore a Como con Felleca.

Dal punto di vista sportivo, la necessità di costruire una rosa competitiva in pochi giorni non ha aiutato il Foggia a partire nel modo giusto. Nei turni preliminari di Coppa Italia sono arrivate due belle vittorie contro il Brindisi (che ha segnato la nuova rinascita del Foggia) e Nardó, mentre in campionato il cammino dei Satanelli é arrivata una brutta sconfitta contro il Fasano, che ha segnato la fine dell’esperienza come allenatore di Amantino Mancini, che ha iniziato la sua esperienza da allenatore senza trovare il feeling giusto con uno staff scelto dalla proprietà e senza riuscire a dare alla squadra un’impronta tattica chiara, schierando un 3-5-2 che é parso a tutti lento e impacciato nella produzione di gioco.

A sostituire l’ex calciatore di Roma e Inter, é stato chiamato proprio il direttore tecnico Corda, che guiderà i Satanelli in un girone di Serie D che si annuncia decisamente complicato, con tante squadre pronte a giocarsi la promozione in Serie C e tante piazze storiche, tra cii Brindisi, Foggia, Taranto, Nocerina e Sorrento. In Coppa Italia, invece, il Foggia giocherà in casa contro il Vastogirardi in un incontro che apre il tabellone finale della competizione, con 64 squadre partecipanti.

Pur dovendo affrontare una nuova ripartenza, in ogni caso, al Foggia non mancherà di sicuro il supporto di un pubblico che ha già iniziato ad affollare le tribune dello Zaccheria con numeri importanti per una categoria come la Serie D. Importantissimo, per la proprietà e per tutto l’ambiente foggiano, sarà cercare di dare vita ad un clima positivo, con critiche costruttive verso un gruppo giovane e ancora in costruzione. L’obiettivo a lungo termine deve essere quello di rendere questo progetto efficace, regalando emozioni sportive ma anche la necessaria solidità societaria. Donato D’Auria

L’allenatore Mancini con l’addetto stampa Mari Ciampi a Foggia Nardò

(Foto: Sebastiano Spina)

Last Updated on Tuesday, 10 September 2019 14:10
 
I Giochi del Mediterraneo 2026 a Taranto PDF Print E-mail
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Friday, 13 September 2019 13:26

Taranto - Dopo Napoli 1963, Bari 1997 e Pescara 2009, i Giochi del Mediterraneo torneranno in Italia nel 2026, con l’edizione numero venti che si svolgerà a Taranto. La città pugliese, unica a presentare la sua candidatura ufficialmente, é stata scelta nell’assmblea dell’Associazione Internazionale dei Giochi del Mediterraneo, svoltasi a Patrasso in Grecia, si tratta di un motivo d’orgoglio per il nostro Paese, che nello stesso anno ospiterà anche i Giochi Olimpici Invernali, ma anche per la stessa città di Taranto, che vede in questo grande evento sportivo una grande occasione di rilancio sportivo, sociale e culturale dopo i problemi connessi all’ambiente e al lavoro degli ultimi anni.

Il successo di Taranto é stato frutto, come quasi sempre accade in questi casi, di un grande lavoro di squadra, che ha coinvolto le autorità locali, Regionali e nazionali, con il Governo che si é impegnato a garantire al comitato organizzatore ben 100 dei 290 milioni di euro necessari per la realizzazione dell’evento. La grande sfida, per il mondo della politica sportiva e non solo, é quello di realizzare un evento a basso costo e basso impatto impatto ambientale ed economico, realizzando pochi impianti nuovi e cercando di rivitalizzare quelli esistenti. L’evento, che dovrebbe svolgersi dal 13 al 22 giugno del 2026, rappresenta una grande occasione per tutta la Puglia: diverse gare ed eventi dovrebbero svolgersi, infatti, anche in altre città, con Lecce, Brindisi e Bari in prima fila, mentre Castellaneta Marina potrebbe fornire la location adatta al villaggio degli atleti.

Il lavoro di squadra che ha permesso la realizzazione della candidatura e la sua vittoria, tuttavia, non deve arrestarsi qui. Il 2026 é ancora lontano ma gli impianti sportivi da restaurare e rivitalizzare sono molti, e per consegnare alla cittadinanza dei progetti di valore, é necessario agire per tempo, evitando di realizzare delle “cattedrali nel deserto” a causa della necessità di concludere a tutti i costi i lavori. Dopo i problemi sorti con l’organizzazione dell’Universaide di quest’anno a Napoli, dunque, il Sud ha a disposizione una grande opportunità di riscatto, che può mettere in mostra le sue eccellenze in un contesto sportivo e culturale di livello internazionale.

Infine, non si puó non considerare il possibile impatto di un evento come l’Universiade con la Regione Puglia, che potrà far conoscere alcune città che non sono inserite all’interno delle usuali rotte turistiche e culturali. I Giochi del Mediterraneo, con i loro oltre 4000 atleti presenti (senza contare dirigenti, accompagnatori e tifosi) da 28 nazioni diverse rappresentano un’oportunità unica per questa splendida regione, che ha l’occasione di mostrare al mondo di poter organizzare al meglio l’unico evento che, ad oggi, unisce davvero tutte le nazioni mediterranee. Luigi M. D’Auria

Last Updated on Friday, 13 September 2019 13:52
 
Ripartire da Wolverhampton per tornare in Europa: il 2019-20 del Torino PDF Print E-mail
Written by Administrator   
Friday, 30 August 2019 13:00

Torino - Nonostante la sconfitta, il Torino esce a testa alta dallo stadio Molineux di Wolverhampton. La squadra di Mazzarri non é riuscita a ribaltare il risultato dell’andata ed é stata sconfitta dai Lupi con il punteggio di 2-1. Squadra con caratteristiche molto “inglesi”, il Torino é riuscito a giocare un gran primo tempo, pareggiando l’intensità della compagine di Espirito Santo, ma non ha trovato un gol che avrebbe riaperto il discorso qualificazione fino al secondo termpo, subendo anche il vantaggio Wolves, firmato Raul Jimenez.

Last Updated on Tuesday, 10 September 2019 14:04
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